Martedì 13 Aprile 2021
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Sogno di una Civiltà Plurale, un modello di economia sostenibile nato nel Cilento PDF Stampa E-mail
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Scritto da Elena Petruccelli   
Martedì 06 Aprile 2021 19:10

Il Sogno di una Civiltà Plurale, scritto da Amedeo Trezza, Pasquale Persico e Maria Cristina Treu, è il nuovo libro nato dal progetto di un gruppo di giovani studiosi ed intellettuali che hanno costruito insieme un modello alternativo di economia. 

Un sogno che è stato realizzato nel Cilento, a Vibonati, un antico borgo tra mare e montagna, rendendolo ricco di vegetazione e di storia. Qui è nato Casale il Sughero, una dimora dell’ospitalità rurale, dove si valorizzano le coltivazioni locali e si fanno rifiorire le tradizioni di una volta. Possiamo definire Amedeo e i suoi amici dei veri e propri ‘giardinieri planetari’, riuscendo a far attecchire un modello di autosostentamento critico, che non significa autarchia, ma inclusione. Un modello orizzontale che ha quattro parole d’ordine: concordia, rispetto, reciprocità e plurale. Edito da Fondazione Morra, nel sottotitolo si espone la missione di modello di sviluppo sostenibile del territorio, ‘La Quinta Urbanità e la Città Bastevole, nella visione strategica della Nuova Politica Europea’. Eppure le radici di questo incontro culturale risalgono al 1997, a Teggiano, con l’artista Ugo Marano, grazie al quale nasce l’associazione culturale ‘Casa di Pitagora’, per la valorizzazione e la biodiversità, tratti distintivi del Parco Nazionale del Cilento. 

Nasce dunque una ‘Città Bastevole’, cittadini di uno spazio non delimitato da confini spazio temporali, ma da valori condivisi e meccanismi di cooperazione. 

 

Amedeo Trezza è un giovane ricercatore in Teoria delle Lingue e del Linguaggio che nel 2011 ha fondato il progetto sperimentale ecosostenibile Casale il Sughero; Pasquale Persico è un economista, ordinario di Economia Politica; Maria Cristina Treu è professoressa ordinaria di Urbanistica presso il Politecnico di Milano.

 

Amedeo Trezza ci descrive come nascono questi due libri, rappresentativi di un’economia attenta ai cambiamenti che stiamo affrontando, e più vicina alle esigenze eco-sostenibili planetarie.   

 

“Il Sogno di una Civiltà Plurale nasce dalla necessità mia e del professore Pasquale Persico di scrivere finalmente insieme un testo che fosse al contempo testimonianza delle sinergie passate e ponte verso quelle future, attraversando un tempo sospeso come quello che stiamo vivendo tutti da una un anno a questa parte, ricco di incognite e di nuove domande, ma anche foriero di nuove possibili risposte. Durante il primo lockdown nasce questo testo, mentre durante il secondo prende forma l’altro, il Rafano: due risposte costruttive a un tempo di arresto forzato che si annunciava come sterile e che è stato percepito da molti come negativo, ma che a noi due (me e Persico) ha imposto una sedentarietà fisica che invece abbiamo saputo trasformare in opportunità di riflessione e di prezioso intermezzo al sempre nostro febbrile fare, offrendoci una ghiotta occasione, più unica che rara, per fermarci fisicamente un attimo e poter finalmente anche raccontare: dedicarci anche per un po’ a quella narrazione di un fare talmente impetuoso durante questi anni che altrimenti mai forse ci avrebbe concesso un tempo di pausa e di autoriflessione come quello che abbiamo avuto nei mesi scorsi. E da qui sono nate queste ed altre pagine nell’ultimo anno.

 

Mentre Il Sogno mette a tema da una parte il concetto di superamento della decrescita sviluppando il paradigma della ‘città bastevole’ e dall’altra propone varie riflessioni sulla politica europea e piccole storie di riposizionamenti possibili tutte tese ad immaginare i confini e le fattezze di una nuova urbanità auspicata, il secondo libro è il primo lavoro di una Collana editorialmente itinerante che vuole farsi voce del laboratorio Ateneo Nomade e Triangolare, in seno alle attività dell’Associazione La Casa di Pitagora di Vibonati, che da anni lavora su sui temi della nuova ruralità e del posizionamento reciproco delle categorie di urbano e rurale nelle aree a forte soggettività naturale come il Cilento, dando ancora seguito al percorso che dai progetti della Città del Parco negli anni ’90 e lungo i laboratori della Città del Quarto Paesaggio negli ultimi anni, arriva fino ad oggi declinandolo nelle riflessioni intorno alla Quinta Urbanità ed alla Città bastevole, anti-nostalgica in quanto post-pandemica e post-ideologica”.

 

 

 

 

 

 
Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Aprile 2021 10:09