Martedì 22 Gennaio 2019
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Debutto del piccolo attore Francesco Pio Sorrentino al Trianon per 'Lacreme napulitane' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Micio Fausto   
Mercoledì 19 Dicembre 2018 22:51

«Lacreme napulitane»,

la sceneggiata natalizia

di commozione e divertimento

Il regista Nino D’Angelo riscrive il classico

titolo popolare

per Gloriana e Francesco Merola

inserendo tante sue canzoni

Una storia di sentimenti con il dramma della

migrazione,

senza la violenza del delitto d’onore 

Il ricordo di Mario Merola, che debuttò proprio

al Trianon

in un concorso di voci nuove con Gloriana

Al Trianon Vivianidal 20 dicembre, per tutto il periodo delle festività,

è di scena la commozione e il divertimento della classica sceneggiata

natalizia Lacreme napulitane.

Riadattato e diretto da Nino D’Angelo, che l’ha anche arricchito

con l’inserimento di sue canzoni, lo spettacolo vede un nutrito

cast di una ventina di attori e musicisti, capitanato da Gloriana

 e Francesco Merola.

«Nella mia riscrittura di questo testo, dove c’è il dramma

dell’emigrazione, che mi fa pensare molto all’oggi –

spiega D’Angelo –, non c’è l’originario delitto d’onore,

perché è una sceneggiata moderna, giocata sui sentimenti,

resa ancora più moderna dall’inserimento di molte

canzoni, anche recenti: oltre ovviamente a quella di

Libero Bovio e Francesco Buongiovanni che dà il titolo

e chiude lo spettacolo, per la scena della festa di Pierino,

il figlio del protagonista Gaetano (l’«Isso» del triangolo della

sceneggiata), c’è Cient’ ‘e ‘sti juorne, una canzone che ho

riadattato e che tipicamente si cantava in occasione

dell’onomastico di una persona. Il brano segna un

momento teatralmente importante, perché, proprio

quando c’è la festa e la gioia collettiva, Pierino scopre

che la madre («Essa») tradisce il padre con il suo padrino

’o Malamente»). E ci sono varî brani miei, come Mia cara

città, il canto del protagonista espatriato in America, pieno

di dolore e di nostalgia per la famiglia e la sua terra lontane,

nonché le parodie di ‘A storia ‘e nisciuno eSenza giacca e cravatta».

«Ho riadattato il copione di Enzo Vitale ed Elena Cannio, in arte

Liliana, in modo un po’ autobiografico – continua il direttore

artistico delteatro del popolo –: innanzitutto ho voluto fare un

omaggio a san Pietro a Patierno, il mio quartiere di nascita,

spostando e ambientando lì la vicenda; poi ho dato ai personaggi

tutti i nomi dei miei parenti. Quando, nove anni fa, allestii

questa sceneggiata, partecipando anche come attore assieme

a Maria Nazionale, nel recitare ritornavo un po’ bambino dentro

di me: mi sembrava così di stare a casa mia con zi’ Totonno,

con zia Carmela, con zi’ Gennaro…».

«In effetti – prosegue D’Angelo – mi è sempre piaciuto molto

questo genere teatrale: quando “facevo filone” a scuola, vicino

alla chiesa di santa Maria della Fede, andavo al teatro Duemila,

che era a un paio di traverse: la sceneggiata iniziava alle 11 di

mattina e si facevano tre, quattro spettacoli al giorno. Pure nella

mia famiglia si amava la sceneggiata: il lunedì gli “scarpari” di san

Pietro a Patierno facevano festa e andavano a vedere tutti quanti

la sceneggiata, al Duemila o al teatro Italia, o al Trianon, che è stato

un grande punto di riferimento per questa forma teatrale nella quale

ha tanta importanza la canzone napoletana».

La sceneggiata, meglio conosciuta come sceneggiata napoletana,

è un genere di rappresentazione popolare, che alterna il canto con

la recitazione e il melologo drammatico, nato e sviluppatosi a Napoli

particolarmente tra gli anni ‘20 e gli anni ‘40 del Novecento, che ebbe

proprio nel Trianon uno dei teatri di riferimento, e in D’Angelo un

apprezzato interprete nel revival che si ebbe negli anni ‘70.

«Raffaele Viviani, il commediografo al quale ho voluto dedicare il

teatro di Forcella – puntualizza l’ex caschetto biondo della canzone –,

definiva questo genere teatrale “la puttana dell’arte”, prendendone così

le distanze. Però, se guardiamo da vicino qualche suo lavoro, come

 Lo Sposalizio, vediamo che si tratta di una sceneggiata di grandissimo

livello. Forse voleva sottolineare l’importanza del testo, che spesso era esile

e magari pure mortificato dal protagonismo degli attori. Non a caso

scriveva delle parti fenomenali per la sorella Luisella e la sua compagnia

. Diciamo che tra la sceneggiata e le opere di Viviani c’è un po’ il rapporto

che possiamo vedere tra le canzoni neomelodiche e Nu jeans e na

maglietta, un capolavoro del genere che, comunque, guarda oltre.

Comunque non penso che la sceneggiata sia un fenomeno che possa

ritornare. Però mi piace riproporre qualche classico come Zappatore,

andato in scena al Trianon Viviani nel 2016, o, per l’appunto, Lacreme

napulitane, che nove anni fa mi vide, sempre nel teatro del popolo, anche

come attore con Maria Nazionale. Sono titoli che abbiamo amato tutti

grazie a Mario Merola, l’artefice dell’ultima sceneggiata».

Questo allestimento di Lacreme napulitane vuole ricordare e rendere omaggio

al «grande Mario», riproponendo, con il figlio Francesco, il binomio Merola –

Gloriana che nacque proprio al Trianon nel 1959, quando i due artisti, al loro

debutto come cantanti, parteciparono a un concorso di voci nuove: il primo

premio andò a Merola e il secondo a Gloriana, che, essendo minorenne, vinse

un pacco di cioccolatini.

La storia. Gaetano (Francesco Merola), cioè, nel triangolo drammaturgico,

«Isso» e Carmela (Marianna Mercurio), «Essa», genitori di Pierino, abitano

a casa di zi’ Totonno, commerciante di scarpe di san Pietro a Patierno, un

uomo generoso che, con la figlia Ninuccia (Anna Capasso), ospita anche altri parenti: Emilia, madre di Gaetano (Gloriana) e lo scapestrato Gennarino, detto

«Malacarne» (Massimo Salvetti). Gaetano passa le giornate a cercare

le soluzioni per regalare a Carmela una casa «tutta sua». Nel corso della

sua festa di compleanno Pierino scopre un bacio furtivo tra la madre e il suo padrino Mario ‘o Brillante, «’o Malamente», che si danno anche un appuntamento

ùper una fuga d’amore. Quando il povero Gaetano scopre la verità si sente

cadere il mondo addosso. Convinto dalla famiglia, rinuncia quindi alla

vendetta e parte per l’America, lasciando a una lettera e alla madre

Emilia il difficile compito del perdono. In contrappunto al dramma

, l’azione della coppia dei comici: Titina (Gina Perna) e Malacarne.

In scena anche Antoine, nel ruolo di Mario ‘o Brillante, Milly

AscoleseSonia De RosaRaffaele EspositoVittorio

MenzioneGennaro MontiFrancesco Ruotolo e Francesco

Pio Sorrentino, nella parte di Pierino. Le musiche sono eseguite

dal vivo da Massimo Gargiulo – che è anche il direttore musicale

dello spettacolo – al piano, Enzo Coppolaalle tastiere, Alfonso

Pone alla batteria e Guido Russo al basso.

Questo nuovo allestimento di Lacreme napulitane è prodotto dallo

stesso Trianon Viviani con un contributo del Poc Campania. Scene diSusy Schiappapietra, costumi di Annalisa Ciaramella, coreografie diEnzo

Castaldo e luci di Gianluca Sacco. Il regista assistente è Gennaro

Monti, il direttore dell’allestimento Luciano Quagliozzi, l’audio è

curato da Daniele Chessa.

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Dicembre 2018 18:23