Giovedì 29 Giugno 2017
REGISTER
Sei ragazzi di Terranostra sotto indagine dopo due anni dalla nascita del sito Verde Autogestito PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 
Scritto da Elena Petruccelli   
Venerdì 24 Febbraio 2017 18:01

Dopo due anni, oggi sono oggetto di indagine sei ragazzi di Terranostra. Lo spazio è un ex deposito aereonautico, di proprietà demaniale, esteso lungo 4 ettari in via Boccaccio. Da oltre cinquant'anni area dismessa, finché nel luglio 2015 un gruppo di neolaureati decise di recupararlo e ridonarlo ai cittadini.

 

Tagliare erbacce è una cosa seria, e tanti residenti del quartiere hanno aiutato i giovani nel progetto di Verde Autogestito. Da quella data, innumerevoli iniziative si sono inaugurate per ravvivare il territorio, oggi arriva la notizia per i ventienni che si occupano del fondo.

 

Gli ideatori del progetto scrivono in una nota: "Ieri, 23 febbraio, c'è stata una nuova convocazione in caserma, per le giovani e i giovani che da un anno e mezzo stanno rivalutando un luogo che, ad oggi, sarebbe abbandonato, questa volta per comunicarci che siamo ufficialmente indagati per occupazione illegale di suolo pubblico.

 

Questa “iniziativa lodevole” (come spesso hanno tenuto a farci sapere anche le stesse forze dell'ordine) al momento rischia di diventare un processo a carico di alcune delle attrici e degli attori di questo fenomeno che sta prendendo vita nella città di Casoria: l'autogestione popolare dei beni pubblici.
 
Mentre le istituzioni colpevolmente latitano sull'argomento e preferiscono che si risolva tutto in una mera questione di ordine pubblico, noi abbiamo più volte cercato un confronto per evitare malintesi o incomprensioni.
 
Abbiamo partecipato, in qualità di parte sociale, a fittizi workshop di progettazione partecipata, nell’ambito del progetto “Urbact” (cui il Comune di Casoria ha aderito durante lo scorso commissariamento) che interessa due ex aree militari sul nostro territorio: “Terranostra” e lo spazio verde di via Michelangelo. Malgrado i buoni propositi di orizzontalità e progettazione condivisa, la partecipazione del Comune a “Urbact” è stata finora soltanto un buon motivo per fare passerella politica: annunci su annunci da parte del Sindaco, un’iniziativa- farsa di inaugurazione, poi il vuoto. 
A questo vuoto, noi abbiamo risposto con un dettagliato dossier sui “beni comuni”, sulla progettualità messa in campo finora nel verde liberato, sulla nostra idea di gestione popolare degli spazi pubblici in disuso. In questo dossier abbiamo fatto riferimento a varie delibere già in atto in altri Comuni (tra cui Napoli), come modelli esemplari dai quali partire. 
 
Ciò avrebbe aperto un nuovo processo di democrazia reale in città, oltre a far rientrare l’esperienza di Terranostra nel tanto acclamato status di “legalità”. 
 
Una legalità alla quale tenevano tutti certamente di meno quando lo spazio di via Boccaccio era invaso abusivamente di rifiuti. Una legalità che non ci appartiene in questi modi e in questi termini: il nostro progetto di riappropriazione dal basso della decisionalità sulle nostre vite, e quindi del governo delle nostre città, va oltre i 4 ettari di Terranostra e sicuramente oltre le maglie della burocrazia, dell'interesse privato, delle speculazioni politiche e della legalità formale. Abbiamo messo in gioco le nostre vite per provare a disegnare un futuro migliore per la nostra comunità, basato sulla giustizia sociale, la dignità e i bisogni di ogni uomo e donna, identità che abita il territorio"
 
 
16729554_1192566594184425_2101275657253443837_n.jpg
Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Febbraio 2017 18:22